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Over 50: discriminati perché più forti, discriminati perché più deboli Reggio Calabria, 9-10 giugno 2010 Sintesi intervento
1) Breve sintesi degli obiettivi e della metodologia della ricerca
Lo studio realizzato dalla Fondazione Censis su incarico dell’UNAR- Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali del Dipartimento per i Diritti e le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha inteso identificare una serie di aspetti problematici e di buone prassi tese al loro superamento ed alla concreta applicazione del principio di non discriminazione in vari ambiti del vissuto sociale ed economico, con particolare riferimento alla popolazione over 50. L’obiettivo è stato quello di individuare e proporre, attraverso una visione complessiva ed estesa delle necessità e delle esperienze svolte sui territori dell’obiettivo “Convergenza”, confrontate con le migliori esperienze a livello nazionale, un più efficace modello di servizi ed interventi dedicati, riproducibile nel contesto delle aree suddette. L’analisi si è sviluppata sulle seguenti dimensioni:
- dinamiche socio-economiche che producono discriminazioni, spesso multiple, nei confronti della popolazione matura ed anziana e loro incidenza nei territori considerati;
- politiche messe in atto, in Italia e nei territori considerati, in contrasto ai fenomeni di discriminazione degli over50, e panoramica delle buone prassi già identificate in letteratura;
- indagine di campo, tramite focus group con testimoni privilegiati e referenti istituzionali in ognuna delle 4 regioni considerate, per rilevare le esigenze prioritarie della popolazione over50 e le possibile aree di intervento;
- casi di studio su 4 buone prassi, in linea con le esigenze espresse nelle 4 regioni.
2) La discriminazione per età in Italia: concetto di discriminazione per gli over 50
- Progressivo invecchiamento della popolazione= nodo critico della popolazione “matura” ed anziana quale “costo sociale” (es. pensioni) ma anche “risorsa” effettiva (es. sostegno alla famiglia) e potenziale (rivalutazione dei lavoratori maturi ed anziani);
- La diffusione del neologismo anglosassone “ageism” testimonia la attuale crescente percezione negativa, da parte del tessuto sociale, dell’invecchiamento. Il terreno di discriminazione più evidente per il segmento in età attiva degli over50 è quello dell’occupazione e delle condizioni di lavoro, ma a questo si accompagnano maggiori difficoltà nell’esercizio dei propri diritti e doveri di cittadinanza;
- Il target over50 è estremamente complesso e soggetto a fenomeni discriminatori differenti. In primo luogo, occorre distinguere la fascia 50-64 (attiva) e quella over65 (non attiva). Ma si tratta di confini “convenzionali” e che tendono sempre più a sfumare. In secondo luogo, la discriminazione per età delle fasce di popolazione più elevate è spesso correlata ad altri fattori discriminatori (genere, razza, disabilità, ecc.).
3) Realtà sociale nelle regioni Ob. Convergenza con particolare riferimento alla Calabria
Struttura demografica e proiezioni al 2015 (regioni ob. Convergenza più “giovani” e con maggior peso della fascia 51-64 sul totale over50) Meno incidente, ma in aumento, soprattutto in Calabria il peso dei divorziati/e over50, con conseguenti problemi di reddito Situazione mercato del lavoro: a) pre crisi: meno disoccupati ma più inattivi rispetto al resto del paese 2) nel 1° semestre 2009= contrazione della quota di nuova occupazione over50 ob. Convergenza; aumento licenziamenti/mobilità Nelle 4 regioni Ob. Convergenza la diffusione di bassi livelli di istruzione tra gli over50 è più marcata che nel resto del paese, soprattutto tra le donne, la partecipazione al LLL è scarsa, ma comunque non lontana dal dato nazionale (in Calabria è in linea), e soprattutto è sbilanciata a favore degli inoccupati (ribilanciamento in Puglia). Nelle 4 regioni, infine, si registrano livelli inferiori di soddisfazione (e partecipazione) rispetto alla propria vita, alla situazione economica, alle relazioni e al tempo libero. A macchia di leopardo e distinta per fasce d’età è il livello di accesso ai servizi, mentre più elevati della media sono i tempi di attesa agli sportelli e più elevata è l’insoddisfazione per l’offerta di trasporto pubblico.
4) Le politiche contro le discriminazioni degli over 50
Politiche nazionali= finalizzate all’invecchiamento attivo-innalzamento età pensionabile; recepimento reg. CE 800/08 su over 50 come soggetti svantaggiati; misure in finanziaria, misure anticrisi; programmi di intervento nazionali (PARI, Welfare to work) Politiche con cofinanziamento comunitario: equal, art. 6 FSE (iniziative sperimentali su temi di politica attiva del lavoro) Nuova stagione fondi strutturali 2007-2013, con specifici riferimento a misure per l’invecchiamento attivo e la non discriminazione, nonché misure POR FERS sulla qualità della vita, rigenerazione urbana, ecc.
5) I risultati complessivi dei focus group
- Le politiche per gli over 50 nelle regioni considerate sono frammentate e nettamente distinte tra politiche occupazionali, attualmente soprattutto di tipo emergenziale, e politiche assistenziali, rivolte alle fasce di popolazione più anziana, non autosufficiente. In entrambi i casi, dunque, si tratta di interventi con una copertura limitata della popolazione, con modalità di tipo assistenziale;
- Emerge, nel complesso, una scarsa consapevolezza sui mutamenti socio-economici indotti dalle dinamiche demografiche e, dunque, non si registra un ragionamento “evoluto” sulla necessità di incidere sui fattori culturali che tendono ad attribuire un “disvalore” alle persone di età più avanzata;
- L’over 50, in contesti di elevata disoccupazione giovanile e di insufficiente assistenza agli anziani, si trova ad essere il fulcro, anche economico, della famiglia ed è ritenuto tradizionalmente un soggetto forte (casa, lavoro, famiglia stabili). Le dinamiche recenti hanno destabilizzato il modello tradizionale, senza ancora aver dato tempo di metabolizzare un nuovo assetto. L’over50 disoccupato cade in una condizione di disagio forte. Le soluzioni proposte da molti intervistati attengono soprattutto il campo degli ammortizzatori sociali (sostegno al reddito, prepensionamenti e scivoli), in quanto è prioritario intervenire su una situazione di fatto, che in virtù della crisi attuale, è emersa in tutta la sua drammaticità, e che rende meno praticabile la strada di interventi di più lungo respiro. Sempre in un’ottica di intervento emergenziale, vengono giudicati positivamente gli interventi legislativi finalizzati ad incentivare l’assunzione di over 50, tramite sgravi contributivi ed altri sistemi integrati di convenienze per le imprese. Se la disoccupazione giovanile rimane comunque il primo problema, in alcuni casi si osserva che ci sarebbe bisogno di una legge per favorire l’imprenditorialità degli over50;
- La formazione costituisce la chiave di volta per innescare politiche antidiscriminazione ad impatto di medio lungo periodo, sia sul versante occupazionale sia sul versante dell’inclusione sociale. Occorre sviluppare un’offerta articolata e “dedicata”, distinguendo tra over 50 occupati (per aumentare le possibilità di mantenimento del posto di lavoro), disoccupati (per favorirne il reinserimento occupazionale) e non più attivi (per adeguare le competenze sociali e relazionali). In quest’ambito, occorre soprattutto avviare una programmazione a largo raggio di formazione nell’ambito dell’ICT, che rappresenta il campo in cui il deficit di competenza è maggiormente incidente sia in relazione al mondo del lavoro, sia per quanto riguarda l’esercizio dei diritti di cittadinanza, l’accesso ai servizi, la relazionalità.
- Sul versante dell’inclusione sociale, si registra una carenza di offerta a sostegno delle persone non autosufficienti. Ma emerge anche un crescente fabbisogno di nuova relazionalità e socializzazione: il pensionamento e in generale l’inattività sono sempre più condizioni che aumentano il rischio di emarginazione anche di soggetti “vitali”, in grado di contribuire alla vita sociale e culturale locale.
- Si lamenta l’assenza di un ripensamento complessivo delle politiche abitative e della mobilità, soprattutto nei contesti urbani, legate alle esigenze delle fasce d’età più elevate. Anche da questo punto di vista, oltre ad interventi di assistenza legate a redditi insufficienti, è necessario rimuovere le criticità che ostacolano la socializzazione e la relazionalità.
6) I principali risultati del focus group realizzato in Calabria
La situazione complessiva emersa nella Regione ripropone, seppure con sfumature diverse, il quadro complessivo delle 4 regioni Ob. Convergenza, caratterizzato da un over50 attivo o pensionato, che grazie al suo reddito, costituisce l’asse portante dell’economia familiare. In alcune realtà, si rileva addirittura il fenomeno di 65-70enni che sono chiamati ad assistere, economicamente e non, allo stesso tempo genitori, figli e nipoti. E’ stata anche sottolineata l’incidenza significativa di fenomeni di “lavoro sommerso”, che aumentano le statistiche sulla disoccupazione di questa fascia d’età. Il lavoro al nero costituisce comunque un altro fattore di discriminazione, che non fa leva sugli aspetti economici ma su quelli personali (emergere per riacquistare dignità). Purtroppo, gli incentivi alle imprese per favorire l’emersione non hanno funzionato, perché scaduti gli incentivi le aziende ritornano nel sommerso. In generale, si riscontra l’insufficienza di politiche del lavoro per favorire l’occupazione degli over50 basate solamente su incentivi economici alle imprese, ma se ne sottolinea la attuale necessità. Le donne appaiono maggiormente penalizzate da interventi che sono soprattutto di carattere sociale e socio-assistenziale, mentre scarsamente incisive e poco diffuse sono le azioni per favorirne l’occupabilità e l’occupazione. La riduzione del digital divide è considerata una esigenza prioritaria, ma se ne sottolinea soprattutto la valenza antidiscriminatoria in campo socio relazionale. Gli interlocutori calabresi sono quelli che hanno maggiormente sottolineato la carenza crescente in alcune aree regionali di momenti e luoghi di aggregazione e socializzazione, nonché la necessità di riavviare un dialogo tra generazioni.
7) Le buone prassi individuate
Per quanto riguarda l’area della formazione e del lavoro, nella selezione delle esperienze da proporre a modello nelle aree considerate, oltre a valutarne la trasferibilità, riproducibilità in contesti diversi e altri fattori che, in letteratura, contraddistinguono appunto una buona prassi, si è focalizzata l’attenzione soprattutto sui processi di mainstreaming che tale esperienza ha generato o da cui trae origine. In altre parole, si è cercato di selezionare, se possibile, esperienze attualmente in atto, che derivano da progetti/esperienze/iniziative già realizzate con successo negli anni passati e rifinanziate nella presente programmazione di politica attiva del lavoro.
Per questo motivo, ed in base alle esigenze emerse dall’analisi territoriale, si è scelto di puntare l’attenzione su alcune realtà regionali particolarmente significative, quali la regione Liguria e la regione Veneto.
Nel primo caso, in un contesto di matura riflessione e di politiche integrate rivolte alla popolazione anziana, si distingue il progetto regionale “Sviluppo della società dell’informazione a favore della terza età e coinvolgimento delle fasce giovanili”, avviato nella precedente programmazione e che si inserisce in un contesto di programmazione integrata di interventi socio-sanitari e formativi per la popolazione anziana (in questo caso ultrasessantenne). Un precedente progetto regionale di “informatica per la terza età” era stato deliberato già nel 2000. La regione Veneto si caratterizza per aver emanato, nel 2208, un bando ed approvato i relativi progetti, finalizzato tra l’altro a favorire l’occupazione degli over45, in cui hanno trovato possibilità di ulteriore finanziamento alcune esperienze sperimentali portate avanti nell’ambito di equal e/o dell’art.6 del FSE. Nello specifico si è scelto il progetto Talentaged, attuato da un partenariato con capogruppo Treviso Tecnologia (un ulteriore proposta è sviluppata nel veneziano da latri soggetti) che si avvale non solo dell’esperienza pregressa specifica ma anche di quanto realizzato nell’ambito dell’age management in altri progetti veneti.
In relazione alle discriminazioni in altri ambiti del sociale, si è scelto di indagare non tanto nelle iniziative di tipo socio-sanitario, che rientrano nei tradizionali obiettivi di inclusione sociale e riguardano soprattutto la popolazione più anziana e non autosufficiente, quali l’assistenza domiciliare integrata, le residenze per anziani e cosi via, ma di concentrare l’attenzione su alcune iniziative di housing sociale che coniugano le esigenze abitative, con quelle economiche e sociali (porteriato sociale, spazi di socializzazione, ecc.). Per il resto, si è scelto di proporre una panoramica delle varie tipologie di interventi portate avanti nelle diverse aree del paese nel campo del volontariato, dell’utilizzo del tempo libero e della prevenzione sanitaria, tramite attività sportiva e percorsi di benessere. Sulla base degli elementi emersi, è in via di predisposizione una proposta di modello di governance delle politiche di contrasto alla discriminazione degli over50, che tenga conto delle esigenze espresse dai territori, sintetizzabili in lavoro, formazione e socializzazione, nonché delle esperienze e buone prassi già sperimentate nel nostro paese e loro trasferibilità nelle regioni dell’obiettivo Convergenza |