Intervista a Massimiliano Monnanni - Direttore UNAR PDF Stampa E-mail
Scritto da UNAR   
Mercoledì 14 Aprile 2010 17:49

Con Massimiliano Monnanni, Direttore dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, abbiamo affrontato i temi su cui l'ufficio ha avviato vari progetti di ricerca, legati al monitoraggio e al contrasto dei fenomeni di discriminazione nelle Regioni Obiettivo Convergenza, ovvero Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Quali sono le principali attività dell'Unar?

La nostra  mission è combattere la discriminazione razziale. Siamo nati nel 2003 per  prevenire, contrastare e rimuovere tutte le forme di discriminazione razziale. Operiamo con un call center che verrà trasformato e ampliato in un contact center dal prossimo 15 marzo. Stiamo promuovendo una rete di osservatori regionali  per contrastare la discriminazione razziale.

Un compito  che, però, si estende anche alle altre forme di discriminazione?

Sì, in particolare nel territorio delle Regioni Obiettivo Convergenza abbiamo un compito istituzionale diverso,  più ampio,  a 360 gradi contro tutte le discriminazioni perché siamo chiamati  a gestire, programmare e coordinare le risorse del Fondo Sociale Europeo per ciò che riguarda l'assistenza tecnica delle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. E' in questo contesto che poniamo in essere iniziative ed azioni che, da un lato, mirano a creare reti territoriali di aiuto, a censire i fenomeni di discriminazione con la creazione di apposite banche dati, e, dall'altro, a sostenere la crescita e lo sviluppo delle associazioni sui territori, che possono essere un riferimento per le istituzioni locali.

 

Perché si pone la necessità di valorizzare l'associazionismo in alcune regioni?

 

Il tessuto del sud è più povero di associazionismo rispetto ad altri territori. L'assenza di associazioni radicate sul territorio non aiuta  le amministrazioni che hanno bisogno di riferimenti.  Quindi il nostro compito è anche quello di sostenere o far emergere il tessuto associativo che lavora in questo ambito.

Come si declinano le attività contro le discriminazioni insieme agli Enti locali e regionali?

Forniamo supporti alle amministrazioni locali per sostenere le politiche di settore. Svolgiamo attività di sensibilizzazione  e sostegno per evitare che, ad esempio, in atti amministrativi di loro competenza si pongano in essere forme di discriminazione.

Quindi si combattono le discriminazioni con un'attività integrata che coinvolge l'Unar, l'associazionismo e gli Enti locali?

Sì, in realtà questo è un ufficio nazionale, però ci si deve confrontare con la realtà delle Autonomie locali, dove vige un sistema di sussidiarietà che implica una sedimentazione dei livelli decisionali. L'azione più difficile è quindi mettere in rete le singole realtà e creare una cabina di regia condivisa. Se parliamo di edilizia pubblica, ad esempio, sappiamo che le maggiori competenze sono delle Regioni e in alcuni casi delle Province; se parliamo di sanità,  sono della Regione; se parliamo dei servizi sociali,  sono in capo ai Comuni.

Come si  articola il rapporto dell'Unar con le Regioni?

Non siamo autosufficienti e ci dobbiamo confrontare  con il territorio. Ora stiamo lavorando sulla costruzione di accordi con le Regioni: la Regione è infatti la sede dove si gestiscono la programmazione e le risorse dei territori. Siamo partiti da un Protocollo firmato con l'Emilia Romagna, con cui abbiamo creato un sistema integrato che vede l'Unar e la Regione cooperare per creare un sistema unico di ascolto; l'Unar mette a disposizione  il sistema tecnologico e professionale e le Regioni portano in dotazione le azioni che hanno attivato con l'associazionismo. L'obiettivo è  che  tutti questi nodi territoriali operino con un sistema omogeneo anche rispetto alle risposte fornite, anche perché non va dimenticato che chi lavora nell'associazionismo spesso opera  con rapporti a termine o come volontario. Il passaggio da “call” a “contact” center prevede proprio l'avvio di un sistema interattivo, attraverso il quale ogni operatore delle reti territoriali possa accedere a tutto il background conoscitivo dell'Unar e possa quindi garantire un livello di professionalità e di risposta adeguati con un servizio accessibile anche on line.

Per quanto riguarda altri territori?

Abbiamo stipulato un accordo con la Liguria, con il Piemonte e con la Provincia di Pistoia e un Protocollo con il Comune di Roma che prevede un percorso con la presentazione  di una delibera per la creazione di un Osservatorio contro le discriminazioni.

Parliamo di forme di discriminazione legate all'età…ad esempio quelle che riguardano gli under 30. Quali sono le cause che le determinano?

La generazione degli under 30, per una serie di motivi, è spesso esclusa dai processi decisionali, soprattutto quelli locali, ovvero quelli che sono più vicini ai cittadini.

Quindi si tratta di un problema di rappresentanza politica?

Sì, ribadisco, soprattutto a livello amministrativo, ovvero quello che si riverbera con più immediatezza sulla qualità della vita.

Mentre, per quanto riguarda le discriminazioni nei confronti degli over 50, parliamo soprattutto dell'esclusione dal mondo del lavoro?

Sì, in particolare in un momento di crisi economica. Le ricerche dell'Unar devono essere  uno  stimolo per le Regioni, perché attraverso il Fondo Sociale Europeo possano introdurre dei correttivi rispetto al reingresso dei lavoratori over 50 - ma anche 45 - nel ciclo produttivo.

Un problema che vivono anche molte donne. Ad esempio al rientro dalla maternità…

Tutto il settore viene analizzato, ormai, in un'ottica di genere. In ognuno di questi studi si farà un'analisi della duplice o multipla discriminazione che riguarderà in particolare le donne.

Non c'è anche una discriminazione delle donne legata alla rappresentanza politica?

Su questo c'è un quadro normativo in evoluzione. Per esempio, la Regione Campania ha introdotto la doppia preferenza. E' soprattutto un problema culturale, non solo di ordine normativo. Il lavoro istituzionale  va accompagnato da un lavoro di più lungo periodo.

Un lavoro culturale  ma anche politico è necessario anche per combattere altre forme di discriminazione. Ad esempio quelle nei confronti dei rom. Quali attività si possono mettere in campo in questo caso ?

I rom sono al centro della nostra azione di tutela: ad esempio, abbiamo messo a punto iniziative di monitoraggio e censimento. Abbiamo, inoltre, avviato un tavolo condiviso per promuovere la campagna del Consiglio d'Europa “Dosta”.

E per quanto riguarda il superamento della discriminazione che colpisce le persone con disabilità?

Anche per quanto riguarda questo campo ci aspettiamo molto dagli esiti di questi studi, perché devono individuare dei modelli che possano essere replicati. Ci aspettiamo di aiutare le Regioni ad aver maggiori informazioni sui processi di discriminazione, in modo che possano agire e contrastarli.

La formazione degli stereotipi è un altro capitolo delle discriminazioni. Quanto può incidere, per combatterle, il ruolo dell'informazione?

Per ora l'informazione fa molto in senso contrario. Spesso è cattiva informazione. Di certo occorre una maggiore sensibilizzazione dei giornalisti e di tutti coloro che si occupano di tali tematiche. C'è un tentativo avviato in tal senso dall'Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della Stampa Italiana, con la Carta di Roma (Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti), che però non è vincolante. Noi abbiamo incrementato un sistema di monitoraggio della stampa giornaliera e del web e, in base al monitoraggio, facciamo delle segnalazioni all'Ordine competente. E dall'anno prossimo compileremo una sorta black list di articoli.

 

Fonte: Newsletter informativa dell'Associazione AICCRE

Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Aprile 2010 15:29
 

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